CNC
CATTEDRA DEI NON-CREDENTI
di San Zulian
Martedì 15 maggio 2007
Argomento dell’incontro: ” il mistero del male: una sfida a Dio?”.
La parola è stata subito ceduta ai coordinatori affinché introducessero la tematica e ne sancissero le direttive.
Il professor Tonon ha presentato il pensiero dei filosofi Leibniz e Russell.
1) Leibniz:
Quando Dio ha creato il mondo ha scelto questo tra un mare di possibilità. Se Dio crea un'altra realtà, cioè diversa da sé, essa, essendo diversa da Dio stesso, non può avere un egual grado di perfezione altrimenti sarebbe già compresa in Dio, quindi necessariamente è meno perfetta di lui. Allora ha dovuto scegliere tra delle realtà imperfette, ma, siccome è buono, ha scelto quella col minor male possibile.
2) Russell:
Dio è responsabile del male perché creando l'uomo ne prevedeva contemporaneamente tutto il male che ne poteva scaturire.
3) Il professor Goisis ha precisato che, in primo luogo, bisogna chiedersi cosa intendiamo per male. Infatti ciò che a noi sembra male in realtà potrebbe essere un bene all'interno di un progetto più grande. La morte, ad esempio, non necessariamente deve essere interpretata come un male: se vivessimo tutti per l’eternità sarebbe meglio o peggio?
4) Voltaire contrapponendosi a Leibniz scrive “Candido” criticando il suo ottimismo (nel periodo in cui scriveva si era appena scatenato un tremendo terremoto): questo non è il migliore dei mondi possibili, ma un teatro di dolori e sofferenze.
5) Padre Konrad per chiarire l’argomento ha ritenuto propedeutico distinguere il male nelle seguenti tre tipologie:
-male ontologico: Dio creando il diverso da sé non può dotarlo di tutte le perfezioni perché esse appartengono solo a Dio, quindi c’è un difetto connaturato nella nostra finitudine, una mancanza di essere che è male.
-male fisico: sofferenza umana. Difficile da motivare soprattutto quando è subita da innocenti.
-male morale: deriva dal libero arbitrio dell'uomo. E’ tremendo ma ha una sua logica.
6) Mentre il male morale è atroce ma ha un significato, cioè quello che l’uomo scegliendo di allontanarsi da Dio non gode della sua vera realizzazione ma sceglie la strada della perdizione, il male fisico invece è apparentemente inspiegabile: perché Dio ci lascia questo fardello anche se siamo buoni innocenti e credenti (come spiegarsi infatti la sofferenza dei bambini)?
Se guardiamo non al singolo uomo ma all’umanità nel suo complesso, avendo ognuno il libero arbitrio, cioè la possibilità di fare anche il male al prossimo, ci accorgiamo che Dio non è responsabile del male che ci facciamo a vicenda. Se uno pecca e si comporta male, le sue conseguenze ricadono anche sugli innocenti. Qualcuno ha peccato e per colpa sua anche i bambini devono soffrire. Solo appoggiandoci a Cristo vediamo come l'ingiustizia prenda senso: egli ha preso su di sé la sofferenza e il peccato commesso dall’uomo.
7) Se Dio è infinito come ha fatto a creare il finito? Avrebbe potuto creare un infinito senza qual cosa, cioè un bene di grado un po’ inferiore, ma pur sempre infinito perché, come in matematica, infinito meno un numero fa sempre infinito. Allora avendo invece creato il finito, ha fatto una “ciofeca”. Con tutto il tempo che ha avuto non è riuscito a far di meglio?
8) E’ Dio che decide l’indole delle persone? Perché Dio ha creato l'indole cattiva delle persone?
Perché ci sono persone più cattive di altre? E’ solo colpa di una cattiva volontà, o nasciamo in modo diverso, per natura uno più cattivo dell'altro?
Ci sono tre fattori che decidono il carattere di una persona: natura, educazione, volontà.
Esiste il maligno? Siamo solo noi responsabili o nasciamo già con la potenzialità di fare il male?
9) Teodicea: la sofferenza l’ha voluta dio per il mio bene; io la accetto perché ho fede, anche se non ho la capacità di capirne il perché. Così è salvata l'innocenza di Dio.
10) Nella vita tutti prima o poi passeranno attraverso la tribolazione, la teodicea non basta, sono dei bei discorsi che servono per capire in linea teorica, ma non ci aiutano materialmente ad uscire dal dolore. Per superare quest’ultimo, Dio ci dota della fede più che della ragione.
11) Non tutte le sofferenze sono spiegabili e giustificabili razionalmente. L'uomo è superbo quando pretende di capire tutto. Dobbiamo avere l'umiltà di non riuscire a racchiudere la complessità degli eventi nelle maglie della nostra limitata conoscenza.
12) La bellezza del creato ci suggerisce l'esistenza di Dio. Ma viceversa, se guardo i bambini che soffrono e muoiono come faccio a vedere la bontà e l’onnipotenza di Dio? D’altra parte non tutto il male viene per nuocere, la sofferenza è connaturata nella finitudine del mondo terreno: la donna soffre nel parto, ma crea il miracolo della vita, l'artista produce l'opera d'arte grazie al pathos, la sofferenza per la morte di un parente è la testimonianza più sincera dell’amore umano.
13) Se Dio conosce tutto e può prevedere la storia, perché ha creato l'uomo? Se il suo scopo era quello di farlo partecipe della sua felicità non, si accorge che l’uomo soffre e si contorce ogni giorno nella morsa del dolore? Un salmo dice: “Dio ha fatto l’uomo poco meno degli angeli, di onore e gloria lo ha coronato”; questa visione però si scontra con una realtà totalmente diversa.
Dio all’inizio ha creato l’uomo e lo ha dotato di tutte le felicità, ma anche di un’arma a doppio taglio: il libero arbitrio. Adamo non riconoscendo i suoi limiti, avendo la presunzione di voler essere potente quanto Dio, lo tradì, agendo per superbia, più con la volontà che con la ragione, e mangiando dall’albero della conoscenza del bene e del male si condannò ad una vita di sofferenza insieme alla sua stirpe. Dio è consapevole che la nostra vita deve passare attraverso la sofferenza, ma vuole che quella sofferenza serva per rimediare l’errore commesso, per ricostruire la santa alleanza, per dimostrare che l’amore supera qualsiasi ostacolo. Dio non aspetta che sia l’uomo da solo ad arrivare a lui, ma lo chiama con la forza dell’amore fino al gesto estremo di sacrificare suo figlio. Dio vuole il nostro amore.
14) E se Dio non si occupasse delle faccende umane? Se la sofferenza non avesse un senso? La perdita di un figlio? Un incidente, una casualità, colpa degli eventi cioè dell’intreccio delle conseguenze dei peccati dell’uomo.
15) Abbiamo la presunzione di pretendere di capire cosa per noi sia male, in realtà non lo sappiamo.
Basti pensare all’affermazione di un giovane riportata fedelmente all’incontro: “Dio non esiste perché altrimenti sarei qui con una bionda e con una birra..”. Pensate che sappia cosa sia bene per lui?
16) Dio ha messo in condizione l'uomo di godere il mondo. Forse non abbiamo abbastanza fede.
17) Perché Dio ci ha creato? Per renderci partecipi della sua felicità, per farsi amare, ma noi lo abbiamo rifiutato.
18) Proviamo a guardare il male con lo sguardo al futuro. Il male ha senso nel cammino. Tutti possono inciampare nel loro percorso, ma bisogna tirare le somme alla fine. Il male ha la meglio o può essere superato? S. Paolo disse: “Male dove è la tua vittoria?”. Il male viene sconfitto, alla fine non è vincitore. Trionfa l’amore.
19) Non basta credere in Dio per non soffrire. Gesù Cristo è morto in croce: la sofferenza è ineliminabile.
20) C’è chi vede il male come causa della lontananza di Dio dall'uomo. Se è vero che la fede è il mezzo per superare il male, sia fisico che morale, perché Dio non mette un po' più di fede nelle coscienze della gente? Facciamo troppo sforzo per cercare di trovare una soluzione, una risposta, un perché dei nostri problemi. Perché non ci chiama con più forza, perché non mette un po’ più di pepe?
Una possibile risposta è che siamo noi che non lo sentiamo, in realtà è più vicino di quanto non sembri.
21) Per una persona che deve superare la sofferenza per la morte di un figlio, la fede serve per solo per accettare la situazione o per dare una motivazione, una spiegazione, un significato? I due aspetti viaggiano in parallelo. E' l'amore per dio che spiega tutto. Non possiamo capire e spiegarci tutto. Mi fido che ci sia una motivazione.
22) Il progetto che stiamo portando a termine con l’aiuto di Dio, alla fine va avanti comunque. Dove non riesco a vedere con i miei occhi e a spiegarmi tutto, agisco come se fossi il braccio di Dio, mi fido che la mente divina mi conduca bene.
23) Quando faccio un sentiero di montagna in mezzo al bosco senza nemmeno vedere dove sto andando soffro e mi chiedo che senso abbia quella sofferenza. Quando poi arrivo sulla vetta ecco che capisco finalmente che ciò per cui ho faticato era una cosa buona, che la mia sofferenza aveva un senso. Dio ci dice fidatevi che la vostra sofferenza non è fine a se stessa. Ogni uomo deve soffrire e morire. Ma se viviamo la sofferenza in Cristo prende significato. “Fiat voluntas tua” anche nella notte buia.
24) Un progetto implica la fatica e la sofferenza, altrimenti non ne sarebbe evidenziata l’importanza e darebbe poca soddisfazione. In questo senso dobbiamo offrire la nostra sofferenza a Dio. Come quando si fa un regalo, più sforzo si è fatto e più il gesto viene nobilitato.
25) Ci sono delle sofferenze di cui ne capiamo facilmente il significato. Se vado a correre fatico ma riconosco il vantaggio che ne deriva. Altre sofferenze non ce le possiamo spiegare e dobbiamo confidare in Dio che esse abbiano un significato. Siamo troppo piccoli per poter spiegarci tutto.
Non si può incriminare Dio perché ci infligge la sofferenza, solo perché non abbiamo la visione completa degli eventi. Già provando ad allargare le prospettive dobbiamo considerare che spesso la mia sofferenza porta al bene di un'altra persona anche indirettamente. Ma io che vantaggio ne ho? Allo stesso modo nella mia vita ho tratto beneficio dalla sofferenza di qualcun altro. Basti pensare ad una madre che ogni giorno anche contro voglia fa il possibile per la felicità del figlio, il quale, magari, dando per scontato il suo lavoro e la sua fatica, non valorizza la sua sofferenza; o ad una moglie che tiene in ordine la casa con sacrificio, mentre il marito che torna a casa ha solo pretese e non si rende conto del suo lavoro.
Bisogna guardare l'uomo dal punto di vista generale cioè della specie umana perché siamo tutti fratelli.
Argomenti del prossimo incontro, martedì 12 giugno ore 17: “Cos'è il male?”
sabato 6 ottobre 2007
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