sabato 6 ottobre 2007

CNC
CATTEDRA DEI NON-CREDENTI
di San Zulian

Martedì 12 giugno 2007

1) Padre Konrad: Bisogna inizialmente distinguere il male in tre specie: ontologico, fisico e morale.
- 1a. Il male ontologico deriva dalla creazione, non appartiene a Dio. E’ visto come mancanza di essere. Ciò che Dio crea dev’essere per forza meno perfetto di lui, perché l’Onnipotente, creando ex nihilo, crea il diverso da sé. Quindi il creato, non essendo Dio, non può che essere imperfetto. Il male ontologico appartiene perciò a questo mondo creato ed è mancanza di perfezione.
- 1b. Il male fisico è il dolore, la sofferenza. La sua presenza si spiega col peccato originale: in principio Adamo ed Eva erano in una condizione di perfezione e non provavano la minima sofferenza, ma, dopo aver tradito Dio, hanno perso il dono dell’impassibilità, cioè l’immunità dal dolore. Non potendo più trasmetterla alle generazioni, con loro ha peccato tutta l’umanità (Gn 3,16ss).
- 1c. Il male morale è il peccato. Esso appartiene solo alla creazione perché Dio non può peccare. Pur essendo libero di far tutto Dio non pecca perché il peccato è effetto della debolezza che non è in Dio, in quanto è perfettissimo. L’esistenza del peccato è conseguenza del libero arbitrio. Gli angeli hanno potuto scegliere una volta sola se essere con Dio oppure contro, mentre noi scegliamo ogni giorno con i nostri pensieri e le nostre azioni. L'uomo è già incline al male a causa del peccato originale, ma ha la possibilità di riscattarsi seguendo la luce divina. L’essere umano è una figura in bilico tra diverse le forze che lo muovono.
2) Don Massimiliano: Gesù Cristo è stato il primo a spiegarci cos'è il male. Egli è venuto per giudicare il male, per mostrarci cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, per donarci una legge morale perfetta, incontrovertibile, una strada diretta per il paradiso, sebbene non facile. Egli è venuto per lottare contro il male e sconfiggerlo con l’arma dell’amore. La croce rappresenta l’assunzione su di sé del male umano. Cristo ha patito l’effetto del nostro peccato, pur lui non avendo mai peccato.
- 2a. Nel Padre Nostro la traduzione dal greco di non ci indurre in tentazione è: non lasciarci andare nella tentazione, non farci cadere nella trappola che il diavolo ci tende. Ma allora perché Dio permette al demonio di agire? Per un bene maggiore, affinché noi acquistiamo il merito della nostra scelta, quindi per metterci alla prova. Cristo stesso ha voluto provare la tentazione su di sé per sconfiggere il demonio nel suo campo di battaglia e per dare la forza a noi, col suo esempio, di fare altrettanto nelle piccole occasioni quotidiane.
- 2b. Il senso del peccato lo possiamo anestetizzare col passare del tempo; le persone che si abituano a comportarsi male, pongono un velo sulla coscienza che avrebbe sete di giustizia. Cristo è venuto sulla terra per sancire il bene e il male, in modo da risvegliare nelle coscienze la strada che porta dalle tenebre alla luce.
- 2c. Non abbiamo una risposta univoca nei confronti del male. Se Cristo che è Dio, non ha potuto evitare di patire fino alla morte, come pretendiamo noi di spiegare i nostri effimeri dolori? Solo attraverso lo Spirito Santo possiamo offrire le nostre sofferenze come sacrificio a Dio, abbandonandoci alla sua volontà e avendo fede che nulla viene per niente. Quando si costruisce con Dio anche la sofferenza più inspiegabile ha un senso se serve ad assecondare il suo progetto. L'uomo non ce la fa a reagire al male da solo, con le sue forze, ha bisogno della fede e della grazia.
- 2d. Il male rimane un mistero: misterium iniquitatis. Non possiamo avere la presunzione di capire pienamente il progetto divino, possiamo solo aver fede che tutto abbia un senso agli occhi di Dio.
3) Professor Tonon: S. Agostino motiva la presenza del male come mancanza di essere. Aristotele aveva classificato gli esseri secondo queste caratteristiche: vita vegetativa le piante; vita sensitiva gli animali; vita spirituale (razionale, intellettuale, sociale, morale) l’uomo. Se l'animale viene ridotto solo alla vita vegetativa non si sente realizzato: se chiudessimo un cane dentro una gabbia per tutta la sua vita, limitandoci a nutrirlo, gli animalisti non sarebbero tanto contenti. Così all'uomo non basta la sola vita vegetativa e sensitiva. Se lasciassimo un animale in un’isola deserta sarebbe felice perché potrebbe scorazzare senza limiti e vivere appieno la sua vita sensitiva. Ma per l’uomo la solitudine è sofferenza perché manca l’aspetto sociale, in quel caso c’è mancanza di essere. Lo stesso vale per un uomo che si rifiuti di agire in modo razionale, non può essere felice perché non risponde ad una sua esigenza fondamentale. Ritornando al pensiero di S. Agostino: la gente crudele non esercita la sua parte morale, quindi soffre inconsapevolmente perché manca di essere; mancando l'etica è più simile ad un animale che ad un essere umano.
4) Professor Goisis: per S. Agostino la morte, ad esempio, è mancanza d'essere, simbolo della nostra finitudine, dei limiti connaturati all’essere umano.
- 4a. Se si tentasse di spiegare cos’è il male, cadremmo in un dualismo che concentrerebbe tutto il male in un unico polo ontologico ben distinto da Dio, che di certo non può essere la causa del male. Si Deus est, unde malum? Se Dio esiste, da dove viene il male? L’esistenza del demonio rischia di costringerci in un dualismo ontologico. In realtà il demonio non ha un potere assoluto, non scorazza liberamente nel mondo, altrimenti diventerebbe il dio del male. Allora il problema non è il demonio, ma la debolezza costitutiva dell'uomo che è incline a sbagliare, anche a scapito suo, per la cecità di non cercare un bene maggiore. Per quanto riguarda il male morale legato al libero arbitrio, è curioso notare come lo strumento della libertà renda a volte l’uomo punitore di se stesso. Esemplare è la figura del serpente che fa leva proprio sulla debolezza umana e induce Adamo a privarsi delle sue qualità migliori per il peccato. D’altra parte dualismo è anche quello di Platone quando sostiene che il male risiede nella materia. Più affascinante è forse interpretare il male come mistero alla luce di una fede escatologica (fede in un destino ultramondano secondo la quale potremo capire il male solo alla fine della nostra vita, quando Dio ci renderà partecipi del suo progetto).
- 4b. E’ interessante notare come S. Paolo e Seneca per sentieri diversi giungano alla stessa conclusione del riconoscimento dei limiti dell’agire umano: vedo le cose migliori, le approvo, ma seguo le peggiori.
5) Socrate individua come causa del male morale la stoltezza. L’uomo quando agisce cerca il proprio bene, ma a volte sbaglia e si illude di trovarlo senza accorgersi che è la strada sbagliata. Commette il male chi è ignorante e non capisce cosa sia veramente bene per lui. Gli uomini per stupidità non si rendono conto che se, al posto di essere egoisti, cercassero prima il bene degli altri, andrebbe tutto a loro vantaggio. Anche nelle parole di Cristo possiamo interpretare l’insipienza come causa del peccato: Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno.
- 5a. Il pensiero di Socrate può essere obiettato considerando che esiste anche la debolezza della volontà a causa del peccato originale. Spesso, pur sapendo come sarebbe più virtuoso comportarsi, non agiamo in quella direzione per incapacità. Chi negherebbe l’assoluta perfezione dei precetti che Cristo ci ha insegnato? Però quanti riuscirebbero a metterli in pratica tutti?
- 5b. A questa obiezione si può rispondere cercando di salvare il pensiero di Socrate. L’uomo, quando deve scegliere, non sempre riesce a prevedere ciò che di buono può ottenere come conseguenza della propria azione e spesso preferisce una gioia vicina e facile, seppur piccola, piuttosto che fare un sacrificio ora per una gioia dieci volte maggiore in futuro: questa è stoltezza. D’altra parte non bisogna dimenticare che le scelte dell’uomo dipendono dalla sua finitudine: non abbiamo la certezza dell’esistenza di Dio, non abbiamo nemmeno la sicurezza di vivere in eterno, potremmo morire da un giorno all’altro, quindi è comprensibile un lasciarsi andare al carpe diem.
- 5c. Un’altra obiezione al pensiero socratico potrebbe essere che non sempre l’uomo agisce cercando innocentemente, anche se egoisticamente, il proprio bene: spesso è preda di sentimenti di odio gratuito che come fine non hanno il bene proprio quanto piuttosto il male del prossimo. Basti pensare ad una persona invidiosa che spera il male dell’altro.
- 5d. Sempre tentando di salvare il pensiero di Socrate si può rispondere che l’uomo ha una sua logica nelle azioni malvagie. Anche l’invidia è una sorta di autodifesa contro chi è migliore di noi e mette in secondo piano la nostra persona, minando la nostra sicurezza. Ciò che più fa paura è la persona che tenta di giustificare razionalmente il male commesso, o che seguendo una logica perversa non si rende conto del male compiuto: Hitler era convinto di fare il bene della sua nazione.
6) Per il non-credente il male non esiste perché, non essendoci Dio, non può avere fondamento ontologico, e quindi non può esistere nemmeno una morale universale. L'uomo è una brutta bestia. Ciò che chiamiamo male altro non sono che i limiti dell’uomo. Solo i cristiani, che credono in un Dio buono e onnipotente, si chiedono meravigliati cosa sia il male e donde provenga. Un non-credente accetta semplicemente la misera condizione dell’essere umano e non avrebbe senso chiedersi perché sia proprio questa e non un'altra. Nasciamo così ma saremmo anche potuti nascere diversamente: è il caso che ha deciso senza tanti motivi.
7) La questione più deprimente è il male senza senso, la sofferenza ingiustificata, le ingiustizie non punite: ciò mette angoscia perché nega un ordine, un senso alla nostra vita. Ma che cos’è il male?
- 7a. Male è tutto ciò che non rientra nel progetto divino. Allora, se è così, il male non ha fondamento ontologico: è solo mancanza di bene.
- 7b. Un bambino che cade in piscina e affoga mentre la mamma è voltata per un istante, come va interpretato? Non è colpa di nessuno. E’ male?
- 7c. Per Dante il male è il far male agli altri. Ha senso parlare di male solo se consideriamo l’uomo in mezzo ai suoi simili.
8) Ma qual è il peggiore dei mali? L’accidia: restare nella propria pigrizia, vedere il male nel mondo, ma non curarsene minimamente, non dare il proprio contributo alla società. L'indifferenza è uno dei più gravi peccati. La parabola dei talenti ci dovrebbe insegnare a metterci in gioco con tutte le nostre forze per combattere ciò che riteniamo giusto senza aspettare che lo facciano gli altri. Affinché il male trionfi ci vogliono dei buoni che non facciano nulla per ostacolarlo. L’ipocrisia: a volte siamo falsi perché parliamo in un modo e ci comportiamo in un altro. San Paolo confessa di agire sia con la mano destra che con la sinistra. Tante persone fanno il male ma non lo vorrebbero fare; c'è qualcosa di più forte di loro che le spinge. La paura di dare, cioè l’egoismo, e la paura di riceve, cioè l’orgoglio.
9) Trascrizione completa dei foglietti personali sul male peggiore
1) Il male più “terribile”, che non ritengo giusto, è quello patito dai bambini, non solo quello fisico, ma soprattutto quello morale. 2) La violenza sugli innocenti più deboli. 3) La violazione dell’innocenza dei più deboli: i bambini. 4) Il dolore dei bambini, in particolare di quelli gravemente malati. 5) Il dolore innocente, la sofferenza dei bambini. 6) Togliere la dignità fisica e morale all’uomo più debole. 7) La prevaricazione dei deboli, l’ingiustizia. 8) Secondo Dante: quello che ha parvenza di fare altrui male. 9) La mancanza di giustizia. 10) La carenza di essere. 11) L’ipocrisia, la paura di dare (egoismo) e di ricevere (orgoglio). 12) L’uso errato delle libertà. 13) L’incapacità dell’uomo di capire cosa sia bene per lui. 14) L’accidia. 15) Qualunque forma di violazione del quinto comandamento (uccisioni, violenza, guerra, pena di morte). 16) L’omicidio. 17) Le malattie.

Argomento del prossimo incontro, martedì 9 ottobre ore 17: Da dove viene il male?

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